dal 1953 ALLEVAMENTO di VALMADRERA
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    LETTERA INVIATA AL SITO DELLA NICCOLINI PER IL DOTT. AQUILANI
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    IL PIACERE DELLE PROPRIE OPINIONI USANDO LIBERA RAGIONE CRITICA ED ESPERIENZA PATENDONE, SENZA TIMORI, RICATTI E CONSEGUENZE( leggi )
     
    Molte sono le persone che possiedono i cani, poche quelle che li amano.

    Ogni razza va amata per ciò che la sua natura può offrirci. Da bambino io ho amato la mia Lilli, per me era, e rimane, la più prestigiosa cagnetta meticcia.

    Per natura amo il cane da pastore tedesco. Se fossi giovane vorrei possedere tante altre razze tra cui, in primis, un bel setter inglese. Forse, ciò che mi ha spinto a non possedere cani di altre razze, è il profondo rispetto che ho verso di loro non conoscendone a fondo la storia e la natura.

    Ogni razza ha grandi pregi da apprezzare ma, per viverli, bisogna essere in perfetta sintonia con ognuno dei mondi che li ha generati e selezionati.

    Amare una razza significa anche comprenderne ed accettarne le carenze e le debolezze. Se ogni madre non amasse i figli che non hanno conquistato primati, che non ottengono strepitosi successi, l’amore materno sarebbe destinato a scomparire.

    Noi allevatori abbiamo il proposito di produrre cani belli, sani, con grandi pregi ma la natura non sempre si lascia piegare e la genetica non è una materia esatta.

    Chi ama la razza non la disprezza anche se alcuni suoi componenti non danno il meglio.

    Leggo purtroppo che quando i pastori tedeschi non superano prove eccelse vengono definiti "merdine" o "mammolette". Io mi meraviglio di queste meschine espressioni perché dimostrano che, invece di comprenderli, li disprezzano. Anche questi sono cani che possono avere altri pregi e, magari, se non si sono prodotti in attacchi feroci ed intrepidi, potrebbero essere capaci di trovare e salvare un bambino travolto dalle macerie di un terremoto, con grande gioia dei genitori che gli saranno sempre grati.

    Mi consolo pensando che queste espressioni appartengono a persone che certamente non amano il cane e vedono solo nella sua aggressività la rivalsa delle loro gravi frustrazioni.

    Piero Alquati

    Nella foto Piero Alquati mentre giudica


    E’ nata l’era di una SAS diversa?

    Attorno respiro aria nuova non perché una fazione ha vinto ma perché la battaglia verbale ormai ha stancato un po’ tutti. Non si può passare tutta la vita a recriminare su ogni cosa magari colpevolizzando questo o quello pur di agitare le acque.

    Si lamentano i “lavoristi” per aver scarsa visibilità sulla Rivista SAS. Hanno ragione perché la passione e la fatica per portare i loro soggetti a buoni livelli nelle gare di lavoro sono le stesse di quelle dei “bellezzai”. Voglio esprimere un mio pensiero: ho ragione se penso che tra loro c’è chi ha forse più cuore e più passione di quanti si avvicinano alle esposizioni?

    Ora vedo un non più giovanissimo Musolino conduttore di una SAS disfatta ma sono certa che qualcosa di buono possa uscire sia dai programmi sia dalla collaborazione di quelli che da lui sono stati scelti. C’è da lavorare forte.

    Il programma non è niente di più di quello che serve per far ripartire questa SAS, sono stati forse momentaneamente tralasciati importanti e datati provvedimenti che mi auguro siano ripresi quanto prima. Non sta a me suggerire quali, chi alla guida dovrebbe conoscerli da tempo. Mi auguro che il nuovo Presidente lasci un segno tangibile delle sue capacità, in caso contrario tutto ciò che di prioritario non sarà analizzato porterà la Società ancora agli stessi livelli della precedente.

    Nulla sarà come prima. Mi chiedo solo di non far intravvedere bagliori e lampi tanto suggestivi. 

    Gabriella Alquati
    08.01.2010

    Gabriella Alquati con il Sieger Uran vom Wildsteiger Land
    discendente diretto del nostro Quanto v.d. Wienerau


    dedicato da Gabriella a Piero:
    "Molte cose sono facili quando qualcuno ci indica come farle"